martedì 19 luglio 2011

L'AIDS e le donne

Spesso si sottovaluta il grave peso che rappresenta l'AIDS per le donne. Non finirò mai di dire a tutte le mie amiche donne di avere sì una vita sessuale libertina ma di utilizzare sempre il preservativo quando fate sesso, soprattutto se lo fate con sconosciuti.
Molte volte si sottovaluta il peso dell'AIDS ma anche di tutte le altre malattie sessualmente trasmissibili, che magari non sono mortali come l'AIDS ma che comunque causano problemi gravi.
Intanto visto che oggi abbiamo introdotto il tema dell'AIDS, vi pubblico un articolo che ho trovato in rete sulle politiche europee di sostegno alle donne con l'AIDS.

Una guida pratica con nove sezioni che forniscono informazioni su argomenti essenziali e temi come diagnosi, rivelazione della malattia, rapporti sessuali e relazioni interpersonali, convivenza con l’Hiv, accesso alla maggior parte dei trattamenti, interazione con gli specialisti e tutela dei diritti umani: si chiama She (Strong, Hiv Positive, Empowered Women) ed è parte di She to she, primo programma educazionale in Europa rivolto alle sfide sempre più grandi che le donne affette da Hiv devono affrontare. Il progetto, presentato oggi in occasione del congresso dell’International Aids Society a Roma, è stato sviluppato da un comitato indipendente composto da associazioni di pazienti, donne colpite dal virus ed esperti provenienti da sei Paesi europei, inclusa l’Italia.

She potrà essere utilizzata in strutture comunitarie, ospedali e cliniche dalle responsabili dei gruppi di supporto delle “pari” per le donne affette da Hiv. Una sezione all’interno della guida è indirizzata agli specialisti e riguarda il valore del progetto, sostenuto da Bristol-Myers Squibb, e i benefici derivanti dall’uso di un modello di supporto di “pari” all’interno di un programma clinico. Ricerche scientifiche mostrano infatti che le informazioni provenienti dalle “pari” risultano particolarmente credibili, affidabili e influenti. Inoltre, le pazienti colpite dalla stessa malattia forniscono un role-model per le donne con Hiv e ne traggono beneficio personale.

Parallelamente al progetto educazionale rivolto alle pazienti, è stato costituito un comitato scientifico di specialisti europei per la definizione delle best practice relative alla gestione e al trattamento delle donne con Hiv. Il progetto intende inoltre coinvolgere i rappresentati delle Istituzioni nel considerare le specifiche esigenze delle donne affette dal virus, migliorando la consapevolezza e la comprensione di questi temi in Europa.

Dopo la presentazione all'Ias di Roma, il programma sarà attuato a livello locale in Germania, Italia, Spagna, Regno Unito, Polonia, Portogallo e Francia.

«Con questa iniziativa – spiega Antonella d’Arminio Monforte, direttore della Clinica di Malattie infettive del San Paolo di Milano e membro del comitato di She - vogliamo rispondere a un bisogno di informazione crescente. Vi sono peculiarità connesse allo stato di sieropositività femminile che vanno dal desiderio di maternità alla scelta del contraccettivo adatto. Per esempio, la maggior parte delle donne non sa cosa significa avere un figlio essendo Hiv positive e che le attuali terapie antiretrovirali possono proteggere il nascituro. Inoltre le donne hanno maggiore consapevolezza di essere infettanti, da cui deriva il problema della rivelazione del proprio stato di sieropositività all’interno della coppia. Ricordiamo infatti che, da quanto emerso dalla coorte Icona, le donne che si sono infettate per via eterosessuale nella maggioranza dei casi hanno contratto la malattia da partner stabili. Negli uomini invece la trasmissione eterosessuale avviene soprattutto con rapporti occasioni».

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